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Pensieri sull’emergenza

Stiamo vivendo un momento strano, sospeso, in cui alcune cose cambiano troppo rapidamente, mentre altre, come la nostra quotidianità, sembrano entrare in una bolla senza tempo.

Ci siamo spaventati dal non saper cosa fare chiusi in casa, poi ci siamo ritrovati sovrastimolati da tutorial, consigli degli esperti, modi per organizzare la giornata per non perdere la bussola e mantenerci in attività.

Ma a molti capita di passare giornate intere a “non far nulla” per sentirsi poi in colpa mentre guardiamo chi impara a fare la pizza, chi fa yoga, chi fa formazione a distanza, chi legge l’equivalente dei libri stipati nella biblioteca di Alessandria!

Questo è un tempo strano, che ci mette a dura prova. Tutto ciò che era la nostra quotidianità improvvisamente non c’è più.

Non c’è niente di sbagliato a restare sospesi, non è tempo perso, è forse un modo che il nostro corpo, la nostra anima ci chiedono per ricaricarsi, per fare chiarezza in questo mare di confusione. Come quando ci si fa male o si è reduci da un intervento chirurgico: non ci viene chiesto di rimetterci subito in moto, ma di dare al corpo il tempo di riprendersi.

Ma la richiesta continua di essere performanti non si ferma neanche in questo momento e per qualcuno non è sostenibile.
Per molti, inoltre, stare con se stessi, ascoltarsi, godere dell’ozio in modo non colpevole non è possibile, per molti non è facile, per alcuni è impossibile…

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Informo quanti non lo sapessero che la mia attività di #psicologa#psicoterapeuta continua, anche se in modalità #virtuale (videochiamate o telefonicamente).
Come dicevo è un periodo strano, in cui bisogna adattarsi e inventarsi nuovi modi di stare insieme e di fornire aiuto a chi ne avesse la necessità.

Per informazioni:
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Coronavirus, la psicologa: “Paura e nostalgia della vita ‘reale’: ecco come affrontarle”

La dottoressa Carola Sorrentino, psicologa psicoterapeuta attiva a Perugia: “Controllare le emozioni per evitare comportamenti dannosi alla collettività. Per i giovani è più dura, ma l’emergenza può essere un’occasione…”C

L’emergenza Coronavirus, con l’Italia trasformata dal Governo Conte in ‘zona protetta’ nella sua totalità per arginare il diffondersi del contagio, ha d’improvviso cambiato la vita di tutti i cittadini. Persone di ogni età e regione costrette a isolarsi dal mondo esterno e ad affrontare una condizione inedita, con tutte le ripercussioni del caso a livello psicologico: “La prima cosa di cui mi parlano i miei pazienti in questi giorni di emergenza sanitaria è la paura – spiega la dottoressa Carola Sorrentino, psicologa psicoterapeuta attiva a Perugia -. Paura di essere contagiati, paura di contagiare i propri cari, paura di non saper affrontare la situazione, paura di stare chiusi in casa e di non saper gestire una quotidianità fatta di restrizioni, di non socialità e così via”.

Ma cos’è la paura?
“È un’emozione cosiddetta primaria, cioè universale, presente in modo innato in ogni essere umano (e anche negli animali) insieme a gioia, rabbia, tristezza, disgusto. La sua funzione è di sopravvivenza. Infatti la paura ci aiuta nei momenti in cui c’è qualcosa che minaccia la nostra vita e la risposta che noi diamo a questa minaccia è di fuga dal pericolo o di attacco”.

E cosa succede quando non riusciamo a tenere più sotto controllo questa emozione?
“Nel momento in cui la paura oltrepassa una certa soglia, cioè quando diventa ad esempio panico, non riusciamo più ad avere una risposta oggettiva all’evento. È allora che mettiamo in atto pensieri e comportamenti ‘disfunzionali’, che possono diventare dannosi per noi stessi e per gli altri come ad esempio è successo con l’accalcarsi agli ingressi dei supermercati”.

Cosa possiamo fare praticamente?
“Il Consiglio Nazionale dell’Ordine degli Psicologi ha redatto un breve vademecum (consultabile online, ndr) in cui si propone un decalogo anti panico e si raccomandano alcune buone pratiche per affrontare il coronavirus: evitare la ricerca compulsiva di informazioni e affidarsi a fonti affidabili, in primis Ministero della salute e ISS, oltre che assumere comportamenti responsabili a protezione della collettività, in quanto il coronavirus non è un fenomeno individuale ma comunitario. Quando le emozioni sono troppe diventa difficile rimanere ‘lucidi’, ma possiamo cercare di sostenere le persone emotivamente più fragili, tenendo presente che le emozioni non possono venire bloccate: se ho paura, ho paura, non posso impedirmi che sia così. Posso però sentirmi meglio se accanto ho qualcuno che mi accoglie senza giudicarmi”.

Quali pesone soffrono di più l’isolamento?
“La mia impressione è che quelli più esposti alla solitudine e in difficoltà a tenere i ritmi lenti, che ci sono dati dall’obbligo di stare in casa il più possibile, siano paradossalmente le persone più giovani. Abituati a ritmi frenetici, sempre attaccati ai social e ora chiusi in casa si accorgono che tutto questo non basta più e cominciamo ad avere una sorta di nostalgia di vita ‘reale’. In un ottica più generale comunque non siamo più abituati a stare con noi stessi, passiamo sì del tempo in casa ma siamo sempre connessi, incapaci si stare ‘senza fare niente’, a pensare a ciò che deve ancora venire. Abbiamo perso un po’ la relazione con il presente, con quello che ci accade ora e anche se è difficile cambiare abitudini e modi di essere, siamo in grado di far diventare la necessità un momento di creatività e chissà, potremmo scoprire cose nuove di noi e nuove risorse”.

Il ‘virtuale’ può comunque aiutare?
“Molti musei nel mondo sono visitabili in modo virtuale, ci sono audiolibri scaricabili gratuitamente, possiamo cucinare tutte quelle cose che di solito non possiamo per mancanza di tempo (cercando di non fare però abbuffate e di non buttarci sul cibo spazzatura), possiamo fare delle videochiamate con le persone che amiamo, giocare con i nostri figli facendo emergere quella creatività che a causa di tablet, smartphone e della tecnologia più in generale abbiamo perso. Quante cose possiamo fare con una semplice scatola? Può diventare un castello, un’astronave, una tana, un’installazione…”

A chi chiedere aiuto?
“Provare emozioni è umano ed è quindi normale sentirsi spaventati, tristi, disorientati, fragili. Non abbiate paura a rivolgervi, oltre che al medico di base, ad uno psicologo o a uno psicoterapeuta. Essere vulnerabili fa parte di noi”.“

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